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Quend la fadiga supera al gost, smola la figa e taca al lambrosc
visitato 26578*loading* volte, se vi sembra poco

se è tardi.
vaffanculo anche questa notte, e domani che sarà anche peggio.
non puo' essere diversamente.
una cosa positiva dei periodi in cui hai pensieri, tipo di lavoro, è che pensi meno alla figa.
ok, va bene. ho detto una cazzata.
la peggior cosa è vedere con quale stupidità spesso si vede gente schiantarsi contro i muri dell'idiozia.
tu sei lì, saresti anche parte in causa, e non sai bene il motivo, ma è come se prevedessi il futuro. vedi ogni singola conseguenza di ogni singola mossa che stanno facendo. glielo dici, lo ripeti e loro niente, allora andate a fanculo, mi metto da una parte a vedere lo scontro. perché non siete altro, poveri imbecilli, che una banda di idioti.
1984, luglio. pianura padana.
"zio porc se è dura"
ma in fondo non penso proprio a questo, penso solo ad una cosa, e la penso al ritmo giusto. penso alla gamba destra, giù.
poi alla gamba sinistra, giù.
poi destra, giù.
sinistra, giù.
destra, giù.
sinistra, giù...
ma quanto cazzo è lunga la strada per arrivare.
la mia legnano da uomo mi sembra una carrera. certo non ho il manubrio adatto, ma finalmente riesco a stare su delle ruote del "28, ho il cambio, i polmoni di un quattordicenne e, soprattutto, voglio arrivare prima di andrea. zio porc però, è dura. va come un matto quello là, con la sua bianchi celeste, deve essere quella.
non c'è il mortirolo vicino al panaro, ma sembra tutta una salita comunque, quando senti la bocca secca, il sudore che infradicia la tua fruit e le gambe (zio porc, le gambe!) come legni.
se fossi come fignon o come hinault col cazzo che sarei dietro ad andrea. andrei come un treno, andrei. zio porc.
destra, giù.
sinistra, giù.
...
il genere frega. ad esempio:
io mi vestivo di ricordi
per affrontare il presente
e ripensavo ai primi tempi
quando ero innocente
a quando avevo nei capelli
la luce rossa dei coralli
quando ambizioso come nessuno
mi specchiavo nella luno
non funziona.
niente da fare. non funziona.
locuzione colorita (giallo paglierino, per l'esattezza) che significa fare un errore, prendere una cantonata. anche "pestare una merda" è un'espressione colorita (generalmente in varie tonalità di marrone) dal significato analogo.
quindi bisogna fare molta cautela durante le operazioni di minzione, ma anche nnelle semplici passeggiate, per evitare gli sbagli.
insomma, tutto per dire che, comunque ci muoviamo, è facile sbagliare e poi pulire diventa sempre un'operazione assai spiacevole e maleodorante.
dovremmo sempre guardare dove indirizziamo i nostri scrosci e anche fare attenzione a dove mettiamo i piedi ad ogni passo. purtroppo in questo modo non avremmo più la possibilità di usare la vista per guardare il cielo, operazione ben più interessante. allora forse sarebbe più semplice impostare la propria vita semplicemente tenendo un paio di guanti e uno straccio a portata di mano.
ah, sì. quasi dimenticavo. c'è anche il problema di chi lava poi lo straccio e pulisce i guanti. ma per quello è sufficiente, il più delle volte, comprarli nuovi.
Perché non posso votare zapatero? in diretta dalla preelettorale
sabato pomeriggio, l'erede non si schioda di casa ed io
ho voglia di trombare!
oggi mentre guidavo nel traffico cittadino mi sono reso conto, dallo sguardo lanciatomi dalla ragazza ferma al semaforo nella smart di fianco a me, che se un "ispettore anticaccole-del-naso-lasciate-in-giro" controllasse sotto al sedile della mia auto, probabilmente sarei nei guai.
mi sa che torno a leggere lolita di nabokov, mi han detto che ultimamente va di gran moda.
se c'è una cosa che odio mettere è la cravatta.
se c'è una cosa che metto tutte le mattine della settimana è la cravatta.
capisco anche da me che qualcosa non funziona nella mia vita.
non so voi, ma io non mi sento ottimista per un cazzo.
strane telefonate sul mio cellulare:
mi chiedono a bruciapelo cos'è una sineddoche. farfuglio qualcosa a caso ma sono convinto di averci preso. gli infingardi incalzano mettendo in campo la metonimia.
io so di aver ragione. il mio esempio di dire "buco" per intendere "donna", una delicata sineddoche lo ammetto, sta li ad inchiodarli alla loro ignoranza.
e uno degli infingardi è anche appena laureato, l'altro è canuto e saggio il terzo, dalla fronte altissima, addirittura si guadagna il pane scrivendo.
e pensare che quando squillò il telefono ero sul divano a spigozzare.
se nei prossimi sei mesi sento ancora un bifolco contadino dire che "la campagna ha bisogno di acqua" gli infilo un idrante nel culo e poi apro il rubinetto.
mi son preso un po' di tempo per andar in giro per blog, tanto per vedere quanto sia vero quel che si dice su di essi, che sian morti appunto.
penso che dopo qualche anno di post quasi quotidiani o al massimo settimanali sia semplicemente successo che i blogger abbiano esaurito le cose da dire. alcuni, quelli bravi, suppliscono con l'estro, altri, quelli discreti, suppliscono con il metodo, noi peggiori ci trasciniamo stancamente oppure abbandoniamo la partita e forse anche il campo da gioco.
chi con il blog fa giornalismo (i così detti blog tecnici) ha sempre qualcosa da dire e funziona più l'argomento che non la forma (purtroppo a volte il contenuto non vale molto, essendo spesso semplici traduzioni di articoli altrui).
per quanto mi riguarda penso che la cosa sia in questi termini: ho ben poco da dire ancora, ne ho sempre avute poche di cose da dire e prima avevo gli arretrati da smaltire, o più semplicemente avrei da scavare troppo a fondo per tirarle fuori, per cui mi sto limitando a scrivere del quotidiano, oppure di bagatelle di un carattere giocoso e autoironico e spesso irriverente (sì. è una citazione).
non voglio dire che ho visto le migliori menti della mia generazione morire sull'altare del post, dico semplicemente che forse l'entusiasmo iniziale di tanti blogger ha poi trovato il confronto, con i tempi lunghi della quotidianità, troppo forte.
l'autodifesa, umanamente ancestrale, del "meglio tacere che sparare cazzate" è condivisibile ma, se me lo permettete, un poco mi manca quella strana e frizzante atmosfera che si respirava nel pianeta blogopalla negli anni scorsi.
il cielo dell'azienda son mille neon sopra a un soffitto,
il cielo dell'emilia è uno straccio che è bagnato di bianchiccio,
ma il cielo là in ufficio non è cielo, è un qualche cosa che riveste
il giorno e il giorno dopo e un altro ancora sempre dello stesso niente.
e fuori c'è la via emilia all'infinito, lunga come la speranza,
e attorno c'è la città sfilacciata, motel, chiese, case, aiuole,
terre dove un tempo ormai lontano dominava il cuntadein,
ma attorno all'ufficio c'è un campo dove spesso il vento danza.
son tanti gli anni fatti e tanti in più che sono ancora da passare,
in giorni e giorni e giorni che fan mesi che fan anni ed anni amari;
a dud là in ufficio cosa resta? non gli resta che guardare
gli altri negli occhi, sorridendo coi suoi stanchi occhi verdi.
...
il cielo dell'azienda son mille neon sopra a un soffitto,
ma il cielo là rinchiusi non esiste, è solo un dubbio o un' intuizione;
mi chiedo se ci sono cose per cui valga restare là in ufficio
e dud non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente.
mi chiedo cosa pensi alla mattina nel trovarsi la finestra accanto
o come fa a scacciare fra quei muri la sua grande nostalgia
o quando un acquazzone all' improvviso spezza la monotonia,
mi chiedo cosa faccia adesso dud mentre io qui piano lo canto.
mi chiedo ma non riesco a immaginarlo: penso a questo impiegato forte
che ancora lotta e spera perché sa che adesso non sarà più solo.
lo vedo con la sua cravatta addosso, con scritte dietro le parole:
"che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte",
"che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte",
"che sempre l' ignoranza fa paura... ed il silenzio è uguale a morte".
f.g.
torno (ora) da surriento.
parlando con due (affascinanti) signore (blogger serie, che noi ci trattiamo bene), incasso una buona idea, magari andrà anche in porto. vedremo.
erano anni che non mi sentivo così.
considerazioni a latere: la dissenteria notturna è abbastanza fastidiosa.
a me 'sta storia del tipo che incendia i suv parcheggiati nel centro città incuriosisce assai. da una parte penso che il lambrusco giochi strani scherzi alle menti emiliane, dall'altra non vedo questo grande problema, se non che ogni tanto trovi i resti di un falò in corso canalchiaro.
ah, sì. dimenticavo. buonapasqua.
ya somos todo aquello contra lo que luchamos a los veinte años.
la congiuntura economica contingente di questo particolare periodo storico mi sta seriamente preoccupando.
ancora non mi capacito di quanto è accaduto.
è da stamattina che continuo a chiedermi se quello che ho vissuto faccia parte della sfera dell'illusione, della magia o della realtà.
è dura essere sempre in giro per lavoro. stasera a milano (due giorni), poi domani a casa di corsa per riuscire dopo qualche ora a prendere l'aereo per ripartira. uff sono stanco.
mi sa che stasera me ne rimango da solo soletto in camera d'albergo a riposare.
quel gruppo inglese?
ma sì, dai. quello che cantava relax e the power of love.
erano forse i:
dud goes to holiday?